#9 AMICI E COLLABORATORI
Leggendo la biografia di Pietro Guglielminetti non vengono mai citati amici nè collaboratori. Vengono citati però molto spesso i figli, che lavoravano con lui nell'azienda a conduzione familiare.
Oggi vorrei quindi illustrare una figura appartenente alla famiglia, a mio parere molto affascinante: la bis-nipote di P. Guglielminetti, Amalia, celebre poetessa torinese di inizio '900.
Amalia iniziò a collaborare dal 1901 con la «Gazzetta del Popolo», pubblicando poesie sul suo supplemento domenicale, parte delle quali saranno raccolte nel volume Voci di giovinezza, edito nel 1903. Si tratta di versi scolastici e spesso goffi, che non lasciarono alcuna traccia nel panorama letterario torinese.
Molto diversa e favorevole fu invece l'accoglienza riservata alle poesie de Le Vergini folli, il cui manoscritto, offerto in visione al professor Arturo Graf, fu da questi pubblicamente definito "collana preziosissima di versi belli e nuovi" e successivamente, a pubblicazione avvenuta, in un biglietto ad Amalia, Graf scrisse: "la sua ispirazione è viva, schietta, delicata quanto più si possa dire, e l'arte la seconda a meraviglia. Quelle sue figure di fanciulle e donne son cose di tutta gentilezza, e molti sonetti son di squisita fattura. E il tutto par che le venga così spontaneo!"
Nel 1935 si trasferì a Roma tentando la carriera giornalistica ma non ebbe successo e fece così ritorno due anni dopo (1937) a Torino, dove passò gli ultimi anni della sua vita in solitudine.
Morì il 4 dicembre 1941 a causa di una setticemia generata da una ferita che si era fatta diversi giorni prima cadendo dalle scale nel tentativo di raggiungere di corsa il rifugio antiaereo dopo aver udito le sirene d'allarme per il bombardamento. È sepolta nel Cimitero monumentale di Torino.
Amalia ricordava che in casa sua si trovava un mobile in cui erano esposte varie borracce militari, tra cui quella “soldatesca, da un litro, in legno di pioppo, col tappo a vite e il pispolo di legno da cui suggere direttamente con le labbra avide di frescura”. Il nonno Lorenzo le narrava spesso “un episodio che lo induceva a sorridere di orgogliosa compiacenza”: nel 1865 Vittorio Emanuele II si recò alla caserma Cernaia. Durante la visita, chiese ad un soldato sbarbatello quale fosse l’oggetto più importante dell’equipaggiamento militare. Il ragazzo rispose senza pensarci due volte: “La borraccia, perché mantiene fresca l’acqua e calma la sete”. Il re, che pensava fossero ben più rilevanti le armi, chiese allora di vederla questa borraccia. Ci bevve su e disse: “A l’à rason el soldà. L’acqua a l’è propi fresca”. Tra il codazzo che seguiva il sovrano c’erano anche i fratelli Guglielminetti, che osservarono tutta la scena trattenendo il respiro. Il giorno dopo fecero subito recapitare al re la famosa borraccia, verniciata in verde con tappo a vite in metallo e tracolla in cuoio. Amalia affermava che Vittorio la usò sempre durante le sue battute di caccia.
Fonti:
(Treccani - Amalia Guglielminetti) https://www.treccani.it/enciclopedia/amalia-guglielminetti_%28Dizionario-Biografico%29/ <ultima visualizzazione 04/01/2022>
(Torino XL) https://www.torinoxl.com/l-invenzione-della-borraccia-e-amalia-guglielminetti/ <ultima visualizzazione 04/01/2022>
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